Telemarketing nel B2B: come ottenere risultati concreti

Artigiano del Marketing

Telemarketing nel B2B: come ottenere risultati concreti

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Odio ricevere telefonate da sconosciuti. Se sono in azienda, ho un leggero grado di tolleranza in più, ma il concetto non cambia. Io, personalmente poi, odio in generale le telefonate.

Dopo questa premessa, che chiarisce subito la mia posizione, immedimiamoci in un’aziena che ricerca nuovi Clienti e comprendiamo se e come si possano ottenere risultati concreti con il Telemarketing.

La risposta la spoilero, è sì. Si possono ottenere realmente risultati concreti con il Telemarketing nel B2B. Dal 2019 (anno di pubblicazione dell’articolo) al 2021 (anno di aggiornamento dell’articolo), ho ormai consolidato, per diversi Clienti, strategie che hanno realmente portato guadagno alle aziende.

Riuscirci, però, obbliga a riconsiderare il modo di svolgere quest’attività che, nella sua veste aggressiva e invadente, non funziona più.

Nozioni di Telemarketing tra B2B e B2C

Questo articolo è rivolto esplicitamente al Telemarketing nel B2B, come strategia di azione. Ciò non toglie, però, che riprendere in mano le differenze con il B2C e con le tecniche impiegate sia un plus da considerare. Parliamone. 

Innanzitutto, Telemarketing sta per “chiamata a freddo” e “richiamata”. Niente da aggiungere, questo è il punto di partenza.

La telefonata a freddo è il primo contatto che abbiamo con un prospect (potenziale cliente), che in questo caso non ha conoscenza di noi o non si aspetta il contatto.

La richiamata, invece, è l’azione successiva di follow-up alla CTA che gli abbiamo imposto. Tradotto in linguaggio povero: gli chiediamo di fare qualcosa nella prima chiamata e poi lo ricontattiamo per sapere se l’ha svolta.

Abbattiamo subito una prima convinzione: la redemption della prima chiamata è oltre 9 volte inferiore a quella generata dalle richiamate. Strutturare perciò il Telemarketing in queste due fasi, è necessario.

Tra B2B e B2C, il decisore cambia carattere

Da capricciosa prima donna a machiavellico decisore, il consumatore cambia carattere tra B2B e B2C.

B2B è l’acronimo di Business To Business, per cui azienda che comunica ad azienda. Piccolo inciso, il B2B non viene concepito così. Nella teoria, infatti, il B2B intende il rapporto tra due aziende produttrici, quindi io Azienda A vendo prodotto ad Azienda B che lo inserisce all’interno di un processo produttivo e non è venditore finale del prodotto.

Troppo di nicchia come categorizzazione, per cui facciamoci andare bene quella generica.

B2C è l’acronimo di Business To Consumer, per cui azienda che comunica con consumatore finale, tipicamente persona singola.

Fare Telemarketing nel B2B è inevitabilmente differente da farlo per il B2C, perchè cambia il comportamento del decisore. 

Nello specifico, ciò che muta realmente è la percentuale di irrazionalità nel decisore.

Io, consumatore privato, decido in base a fattori come la simpatia, umore, interesse in quel momento per quel preciso momento, cosa fanno i miei conoscenti, amici e parenti, etc. Tutti elementi che superano il lato prettamente oggettivo dell’offerta e della sua convenienza.

Il consumatore aziendale, invece, per quanto sia influenzato dagli stessi fattori – sono persone anche i dipendenti, ebbene sì -, deve prendere decisioni che facciano il bene dell’azienda e non può chiudere le porte in faccia a qualcuno senza una giusta causa.

Questa differenza è il nostro spiraglio, questa impossibilità di chiudere le porte prima di aver valutato la nostra proposta.

I numeri del Telemarketing: tra redemption e rifiuti

Per valutare l’attività di Telemarketing nel B2B si impiega, generalmente, il tasso di redemption, la percentuale di consumatori, sul totale contattato, che ha svolto l’azione obiettivo della chiamata.

Per capirci con un esempio. Supponiamo il tuo obiettivo sia di far venire persone a visitare la tua azienda. La Redemption sarà la percentuale di persone che sono venute a visitarti, dopo essere state contattate.

La media nazionale di redemption è molto variegata, ci sono dati più generici che riportano un 5-20% (forbice troppo ampia secondo me), altri più pessimistici sull’1-2%. La redemption media che stimo è di 2-5% circa, estremamente variabile in funzione del settore e dell’obiettivo.

Già, perchè l’obiettivo può essere tanto visita in azienda quanto appuntamento telefonico col il Responsabile Commerciale. Scontato che il primo abbia percentuali più basse del secondo.

Chiaramente, un’attività di Telemarketing, con queste percentuali da rivedere tendenzialmente a ribasso e con tempi di ottenimento risultati definitivi abbastanza allungati nel tempo, richiede un alto numero di contatti. Senza questa premessa, consiglio di rinunciare in partenza e soffermarsi su soluzioni alternative.

Psicologicamente, bisogna preparare i professionisti del telemarketing ad una sfilza di rifiuti, è la parte più amare e complessa di tutto il percorso.

Il lato umano del Telemarketing

Non dimentichiamolo, i professionisti del Telemarketing nel B2B sono persone e i consumatori anche. Persone che parlano a persone, questo è il principio da portarsi dietro.

Se ritieni di giocare al ribasso coi tuoi dipendenti, screditando l’attività di telemarketing, e trasformarli in automi sappi che puoi farlo tranquillamente, non mi interessa questo lato etico, ma ti anticipo che non otterrai risultati positivi, anzi.

Quindi sì, il Telemarketing oggi è diverso da ieri e richiede un personale specializzato e formato per comunicare realmente con le persone e rispondere ai loro dubbi e quesiti. Fondamentalmente costruisci una vera e propria figura commerciale, che come tale deve sapersi comportare.

Ti svelo anche un secondo motivo per cui devi pensare alla qualità dell’attività di telemarketing: il consumatore associa il venditore (primo contatto) alla tua azienda.

Immagina cosa possa pensare di fronte ad una chiamata triste o maleducata. In questa chiave, secondo me, suscita molta più paura.

Il Telemarketing nel B2B: lato consumatore

Il Telemarketing è oggi assimilato allo spam, verità assoluta.

Cosa fai quando ricevi una chiamata da un numero sconosciuto? Io tipicamente non rispondo e lo assimilo già ad un disturbatore. Anzi, ti dico di più, copio il numero e lo cerco su Google.

In azienda, c’è meno chiusura mentale del decisore ma c’è un sistema che è ancora meno aperto al dialogo, infatti prima del decisore c’è un ostacolo da superare: il filter-man.

Lo approfondirò a breve, il punto è che da qualunque prospettiva la si guardi, tu sei qualcuno che non è atteso.

Mettiamoci nei panni di chi già non ha voglia di sentirti parlare, cosa fai?

Ecco allora che non basta più prendere un contatto e chiamarlo per vendergli qualcosa, ciò che dobbiamo proporgli è una relazione.

‘Relazione’ significa migliorare l’immagina della nostra azienda e poter risentire questo prospect in futuro. Vendergli qualcosa è un “o la va o la spacca”, spesso con scadenti risultati.

A te la scelta, quale farai?

Il Telemarketing nel B2B: lato venditore

Ci sono due attori protagonisti nel Telemarketing: il prospect/consumatore/decisore e il venditore, il volto dell’azienda.

Anche quest’ultima è una persona, con dei sentimenti, pensieri e sensazioni, non sottovalutarlo. Se questa persona è stanca o di malumore, in chiamata si percepirà immediatamente. Contatto bruciato.

Ricordo ancora quando, anni fa, durante il mio stage a Torino, l’allora commerciale mi disse quanto fosse frustrante ricevere così poche chiamate di richiesta e così tanti rifiuti. Non posso dimenticare nè le sue parole, nè l’entusiasmo che giorno dopo giorno scemava sempre di più.

A venditore frustrato corrisponde vendita mancata, relazione non costruita e immagine aziendale poco positiva.

Conseguenza è, perciò, che quel contatto non sarà più ripresentabile e, potenzialmente, potrebbe essere anche la base per una cattiva pubblicità.

Ti ho spaventato abbastanza? Se sì, allora vuol dire che sono stato bravo. Forma commerciali che lo siano a 360%, non che pensino solamente a vendere. Oggi la telefonata aggressiva non funziona più!

Strategia di Talemarketing nel B2B efficace

Siamo arrivati al momento che attendevi dall’inizio, ma forse con nozioni che ti aiuteranno a costruire una strategia di Telemarketing nel B2B che sia realmente efficace.

Questo perchè, prima di pensare a massimizzare gli obiettivi, dobbiamo concentrarci sul minimizzare le conseguenze negative.

Non stiamo giocando in borsa, non si tratta di un investimento che necessita di rischio, per cui perchè complicarci la vita?

Minimizzare il rischio, significa fissare i punti più importanti della strategia prima ancora di procedere con il piano.

Le Premesse per la Strategia di Telemarketing nel B2B

Quali sono, allora, queste premesse. Non perdiamo altro tempo, niente giri di parole, entriamo nel merito.

Le premesse per la strategia di Telemarketing nel B2B ruotano intorno alla tua azienda e solamente tu potrai elaborarle in maniera corretta. Mio interesse è, ovviamente, fornirti gli strumenti pratici e semplice per riuscirci.

Vediamo, dunque, insieme quali sono le premesse.

L’obiettivo misurabile dell’azione

Che obiettivo ha la tua strategia di Telemarketing? Non sono ammesse risposte banali del calibro di “vendere” e so che l’hai pensata.

Per obiettivo misurabile intendo un risultato concreto, realistico e utile per la tua attività. Un obiettivo utile, per esempio, può essere misurare quanti appuntamenti fisici la tua azione di Telemarketing ha generato.

Il rapporto n.totale persone contattate / appuntamenti fissati definisice la redemption della tua azione. Poniti, ex ante, una valutazione che ritieni attendibile e funzionale per la tua azienda.

Se, chiaramente, non hai particolare esperienza, attendi i primi mesi per renderti conto dell’andamento. Non ha senso sparare obiettivi irraggiungibili, non è utile a te e non aiuta l’addetto marketing.

Il lasso di tempo operativo di azione

Una criticità di una strategia ad azione diretta è, indubbiamente, il calcolo delle tempistiche.

In una strategia di Telemarketing B2C aggressiva, per esempio, questa parte è completamente ignorata. Chiamata secca, cliente preso o non preso.

Nel B2B il flusso, invece, segue un percorso più lungo e approfondito. Da escludere che una sola chiamata possa essere risolutiva.

Esempio pratico, per i miei Clienti, richiedo che il reparto telemarketing svolga un’azione di richiamata circa 10-15 giorni dopo la prima.

Come anticipato, la gran parte dei contatti arriva proprio da questa seconda mossa.

Segna perciò, nel tuo progetto strategico, quante azioni e in che lasso di tempo prevedi di svolgerle, prima di stabilire se il traguardo sia stato tagliato o meno.

Numero e durata delle chiamate

Quanto tempo deve durare una chiamata ideale secondo te?

Sembra una domanda scontata, ma non lo è. Ci sono approcci differenti al Telemarketing, tra i quali, senza dubbio, prende rilevanza l’obiettivo che si ha con l’azione stessa.

Per intenderci, altrimenti sembra che stia portando filosofia spicciola, se vuoi costruire una relazione con la controparte, devi ricercare chiamate che abbiano una durata superiore ai 5 minuti. Considera, come surplus di tempo, l’ostacolo filter-man.

Altro aspetto è quanto tempo dedicare a quest’attività. Trattandosi di Telemarketing di qualità, quello che ti sto illustrando, oltre 10 chiamate per mezza giornate sarebbe già troppo. Chiaro, varia in funzione della qualità e durata delle chiamate, ma non fisserei un obiettivo quotidiano, lascerei piuttosto spazio all’organizzazione autonoma del professionista.

Nel monitoraggio, infatti, prediligo procedere a valutare mese per mese il numero di chiamate.

Il Flusso della tua Strategia

La realizzazione del flusso è sicuramente la parte più variabile e creativa dell’attività.

Si tratta del percorso anteriore, presente e posteriore alla chiamata. Vediamo nel dettaglio a cosa mi sto riferendo.

Flusso Anteriore: DB di Prospect

Ti chiedo di rispondere ad una domanda: con che principio segmenti il tuo pubblico?

Dipende, ovviamente, dall’obiettivo. Se l’obiettivo è l’appuntamento in azienda, allora dovrai segmentare per luogo geografico.

In questa maniera fisserai appuntamenti nella stessa settimana ed eviterai di trasformare il commerciale in un nomade venditore.

Costruisci il tuo DB Prospect, compra i contatti, ricercali da LinkedIn, usa un CRM manuale o automatizzato, ma crea una lista. La lista deve contenere un numero significativo di contatti, non meno di 10 mila (dipende dal tuo business).

Il Flusso Presente: la gestione della chiamata

E poi arriva lei, la chiamata vera e propria. La aspettavi dal principio ed invece si riduce ad un misero sottoparagrafo.

Costruisci la chiamata sulla base di un percorso chiaro, nel quale sai già l’obiettivo da raggiungere (ne abbiamo parlato prima), gli ostacoli da superare e come porti.

Introduciti con “Nome Cognome dell’Azienda X, produttrice di z e y”. L’introduzione è meccanica, fissa con tutte le telefonate a freddo che svogliamo.

Poniamo domande, non diamo risposte e cerchiamo di presentarci come la risoluzione ai loro problemi.

E, infine, arriviamo al dunque, proponendo l’azione che abbiamo fissato come obiettivo.

Ora, mettilo su carta e prepara tutte le domande che puoi ricevere dal punto di vista tecnico. Il rischio di essere impreparati deve essere azzerato e ridursi solo alla casistica di domande troppo tecniche per le quali un “le faccio avere risposta dall’Ufficio Tecnico” palesi una ancora maggiore professionalità.

Il Flusso Posteriore: il Lead Nurturing

Per Lead Nurturing, nel Marketing, ci riferiamo alla gestione della relazione con il lead che abbiamo generato.

Dalla prima chiamata a freddo dobbiamo avere già presente cosa fare col prospect subito dopo.

Se ha accettato l’appuntamento a prima chiamata – miracolo! -, glielo ricordiamo o lo chiamiamo per fissare con precisione la data.

Ma se non ci siamo riusciti? Innanzitutto ci sono rifiuti netti e rifiuti parziali. Rifiuti parziali, che ci interessano, possono essere il classico invio di una mail. A te l’onere di disporre di materiale cartaceo che ti presenti al posto del venditore.

Stragrande maggioranza dei casi, finiamo con una mail in mano. Giochiamoci le nostre carte lì ed effettuiamo la richiamata dopo 10 giorni per sapere se hanno letto la nostra mail.

Accorgimenti per la tua Strategia

Concludo, finalmente, questo articolo, con alcuni accorgimenti utili per la tua Strategia di Telemarketing che ti aiuteranno moltissimo.

Alcuni magari li conosci, altri no. Scopriamoli insieme.

L’ostacolo maggiore: il filter-man

Il più grande problema del Telemarketing nel B2B è il filter-man. Ne hai mai sentito parlare?

No, non si tratta di un supereroe ma di un vero e proprio antagonista che altri non è che il centralinista/segretario che ha come unico compito quello di bloccare le chiamate in entrata.

Significa che non ti passerà l’Ufficio Acquisti ed è preparato per questo. Devi aggirarlo.

Avere il nome-cognome del contatto (magari preso da LinkedIn) è un grande aiuto, in questo senso. Qualora non lo avessi dovrai insistere leggermente di più.

Tenderà a lasciarti, infatti, una mail generica alla quale inviare una presentazione: rifiutala o meglio, chiedine una più specifica. Chiedi con chi hai parlato (ciò metterà pressione) e a chi indirizzare la mail. Effettua egualmente la richiamata.

Predisponi due CTA

Avere un solo obiettivo, nella strategia di Telemarketing, può essere un’arma a doppio taglio. Se un’azienda, per esempio, non dovesse accettare le visite, tu saresti tagliato fuori.

Adotta perciò un secondo obiettivo, meno impegnativo ma comunque valido per te, come inviare un disegno tecnico o una campionatura o qualcosa che tu possa impiegare per entrare in azienda.

Il vero fine, infatti, è proprio entrare in azienda, dalla porta principale o dal retro a noi cambia relativamente.

Seleziona i periodi di maggiore interesse

Fare Telemarketing sotto Natale, nel B2B, non ha senso. Ha senso in periodi come gennaio, aprile o settembre.

Seleziona i periodi a te più congeniali e incrementa la mole di attività del Telemarketing proprio in questi.

E, con questo spunto conclusivo, non ho altro da aggiungerti. Se sei arrivato fino a qui sarai carico e desideroso di metterti alla prova, perciò provaci e testa anche in prima persona una strategia valutandone l’andamento.

Oggi l’attività di Telemarketing è spesso criticata, sarai d’accordo con me su quanto sia fastidioso ricevere quelle insistenti telefonate da call-center che cambiano costantemente numero pur di contattarti. La domanda da porsi è la seguente: nel 2020 il Telemarketing funziona ancora nel B2B?

Ponendoci noi, nei panni dell’utente che riceve la telefonata a freddo, probabilmente risponderemmo di no. Io risponderei di no. In compenso la mia totale avversione all’attività di “telefonate a freddo”, che deriva anche dal mio fastidio nel parlare al telefono, è stata ribaltata.

Mi sono, infatti, occupato di realizzare una strategia di Telemarketing per un cliente nel B2B e i risultati sono stati più che positivi.

In questo articolo, perciò, spiegando i motivi per cui la telefonata a freddo si sia trasformata da ottima azione ad incubo di ogni persona telefonomunita.

Innanzitutto, bisogna comprendere i cambiamenti e le più recenti tendenze. Con l’avvento dei nuovi strumenti digitali, l’aumento delle truffe telefoniche di ogni tipo, è inevitabile associare la difficoltà di riuscita dell’attività alla sfiducia nei confronti di un interlocutore sconosciuto.

Conseguenze ed Effetti del Telemarketing

Come anticipato, oggi una telefonata da un numero sconosciuto suscita subito preoccupazione e timore.

Prima di capire come portare avanti una strategia efficace di Telemarketing è necessario comprendere quali siano le conseguenze e gli effetti di un’attività aggressiva di Telemarketing, tipica di un tempo e che oggi non funziona più.

La chiamata a freddo aggressiva non è una soluzione ammissibile nel 2020.

Offro una birra a chiunque non abbia mai trovato le scuse meno credibili della storia per sfuggire alle numerose offerte poco comprensibili che arrivano quotidianamente.

Io, personalmente, declino con gentilezza per rispetto di persone che, comunque, svolgono il proprio lavoro.

Le Telefonate Aggressive per il Consumatore

Telemarketing è nel 2020 sinonimo di spam. Chi ti chiama è un disturbatore, è già deciso a priori nella tua testa. L’addetto alla telefonata dovrà prima metterti a tuo agio e poi provare a convincerti ad acquistare un prodotto/offerta.

Nella maggior parte dei casi l’atteggiamento è di puntare sulla legge dei grandi numeri, quindi su 100 mila telefonate portiamo a casa qualche contatto. Può essere vero, ma stimo che la percentuale odierna di risultati delle telefonate aggressive non sia superiore al punto percentuale.

Il vero problema è che, compagnie telefoniche a parte, telefonate aggressive non sono tollerate dal consumatore che quindi marchia negativamente il brand con cui si è relazionato.

Sembrerà forte ma fare telemarketing in maniera errata distrugge l’immagine dell’azienda e vanifica ogni strategia di Marketing.

Il consumatore vuole essere viziato, coccolato e non sicuramente trovarsi un addetto aggressivo e magari scortese. Sembra poco rilevante ma è un aspetto fondamentale in questi casi.

Il venditore telefonico è la voce dell’azienda agli occhi del consumatore, quando procede ad una telefonata. A venditore non gradevole corrisponde azienda non gradevole.

Cosa ne pensi? Sei d’accordo con me?

Le Telefonate Aggressive per il Venditore

Come tutte le attività, ci sono almeno due attori. Il primo è il consumatore, target e oggetto della chiamata, il secondo è il venditore, colui che compie l’azione.

In questo articolo escludo a priori il mondo del telemarketing di massa e mi rivolgo alle aziende che affidano al proprio reparto commerciale questa frustrante attività.

Aggettivo non casuale, in quanto ciò che mi disse il venditore che se ne occupava in una mia vecchia azienda era che fosse frustrante l’assenza di chiamate in entrata e dei pessimi risultati di quelle in uscita.

Nell’attività di Telemarketing c’è un solo fattore che si può interpretare ed è il tono dell’interlocutore. A venditore frustrato corrisponde chiamata non vincente, è ovvio.

Nel 2020 l’attività di Telemarketing com’era negli anni ’80-’90 non funziona più. La motivazione, oltre alla sfiducia, la diede lo stesso venditore preso come esempio; nessuno conosce la nostra azienda. Già, se fossi una grande realtà sarebbe già tutto diverso. Spunto interessante per buttare giù una strategia di Telemarketing.

Strategia Efficace di Telemarketing nel 2020

Immagino sia tutto piuttosto chiaro. Il Telemarketing necessita di fiducia e notorietà dell’azienda, non deve innervosire il consumatore e deve valorizzare il venditore che se ne occupa.

Se nel B2C è un’attività estremamente aggressiva, nel mondo del B2B c’è ancora uno spazio riservato a quest’attività e i risultati possono arrivare realmente.

Questo perchè è una via tradizionale che le aziende utilizzano ancora oggi, ma che vive comunque un drastico calo di efficacia.

Telemarketing massicio ad oggi ha poco senso. Con una percentuale media così esigua – presumibilmente sotto l’1% – ha molto più senso lavorare sul suo effettivo miglioramento qualitativo.

Per costruire una valida strategia, quindi, bisogno partire dagli obiettivi che abbiamo. Che si vendano prodotti o servizi, è difficile che ci siano prezzi prestabiliti e quindi l’obiettivo della chiamata non può essere quello di chiudere l’accordo a primo colpo (anche perchè impossibile). Deve, piuttosto, rispondere ad obiettivi di lead generation.

Un obiettivo può essere, per esempio, ricevere l’invio di disegni tecnici su cui progettare una proposta. Un altro un appuntamento fisico. Insomma definisci prima di ogni cosa qual è il tuo obiettivo e fissa KPI per monitorare l’attività (es. entro due mesi chiudere almeno dieci accordi, etc.).

Dal Team di Vendita agli Ostacoli

Comporre un team di telemarketer richiede di valorizzare caratteristiche differenti tra loro, infatti chi ha uno stile puro da venditore “aggressivo” può essere più efficace di qualcuno più mite e timido. Combinare queste peculiarità aiuterà a migliorare i risultati del tuo Team.

In base all’esperienza che hanno questi candidati, o se sei tu ad occuparti di quest’attività, è importante costruire una mappa concettuale che guidi la chiamata, in maniera tale da sapere che filo logico seguire. Prevedere le domande è qualcosa che arriva con l’esperienza e che permette di ottimizzare sempre di più il processo.

Arriva poi il momento degli ostacoli. Il primo ostacolo è il cosiddetto “filter-man”, cioè il/la segretario/a che si occupa di rispondere e, su ordine ricevuto, tenderà a chiudere immediatamente la chiamata. Superare il filter-man non è semplice, perciò è importante essere diretti e, se possibile, conoscere il nome di qualcuno dell’ufficio acquisti.

Arrivati all’ufficio acquisti bisognerà presentare rapidamente l’azienda e poi porre domande. Non stiamo vendendo, stiamo intrattenendo una conversazione. Più a suo agio si sentirà l’interlocutore, più possibilità avremo di riuscirci.

Alla fine la maggior parte ci chiederà di inviare una mail al loro indirizzo, meglio evitare di inviare a info@ e chiedere esplicitamente una mail personale. Da lì starà al telemarketer richiamare per chiedere riscontro e su cosa fare leva.

Strumenti Complementari nel Telemarketing

Pensare il Telemarketing come un ambito slegato dal reparto Marketing è errato. Non siamo un call-center, stiamo portando avanti un’attività integrata con la strategia di Marketing.

Infatti, ti sei mai chiesto cosa fa una persona dopo aver ricevuto una telefonata? Cerca online le informazioni su chi ha chiamato. Essere presenti con un buon sito, su alcuni Social Media e soprattutto attivi è garanzia di qualità ed è un enorme aiuto per la buona riuscita.

Il secondo strumento complementare è quello del Documento di Presentazione. La maggior parte delle telefonate si concluderà con un invio di una presentazione. Slide gradevoli alla vista, non eccessivamente istituzionali e formali (a differenza di quanto si pensi) sono una chiave per un’eventuale contatto successivo.

I risultati ottenuti secondo un approccio non da call-center sono stati piuttosto positivi, ma le variabili che si possono controllare con il Telemarketing sono poche. Se non esiste l’esigenza dall’altra parte purtroppo non sarà la telefonata a crearla, ma può essere un aggancio per futuri contatti.

Mi auguro che questo contenuto ti possa essere utile, quantomeno come spunto di riflessione, a sviluppare una corretta attività di Telemarketing nel B2B.

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