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Marketing della Politica: alla ricerca del consenso perduto

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Marketing della Politica: alla ricerca del consenso perduto

Indice

Premessa obbligatoria. Questo articolo è inerente al Marketing della Politica ed esclude, rigorosamente, qualunque giudizio prettamente politico non finalizzato alla qualità del contenuto.

Sono stato sufficientemente formale? Sì. Eviterò controversie? No.

Innanzitutto, cosa c’entra il Marketing con la politica? Perché collegare due mondi, apparentemente, così distanti?

Questo collegamento non è recente e non è una mia invenzione; siamo nel 1999 quando Antonio Foglio affronta il tema nel suo libro “Il Marketing politico ed elettorale” e oltre 20 anni dopo non possiamo più stupirci dell’abbinamento.

Aggiungo, oggi è semplicemente e inevitabilmente più esplicito.

La parte più interessante, come prospettiva che ti invito a seguire, è la ricerca del consenso che il Marketing della Politica fissa inevitabilmente come suo obiettivo principale.

Marketing e Politica, il punto di incontro

Marketing e Politica sono due ambiti differenti; la prima si colloca come area funzionale di un’azienda – per intenderci, come l’area contabile o l’area produzione esiste l’area marketing – mentre la seconda è un’attività specifica e unica, non decontestualizzabile.

Possiamo, però, individuare un preciso e netto punto d’incontro palese tra le due. Secondo te qual è?

La risposta è nel consenso stesso, che operativamente è noto come analisi di mercato e studio del proprio consumatore.

Il Marketing è incentrato sul consumatore; parliamo della rivoluzione avvenuta nello scorso secolo che ha posto in primo piano le esigenze della persona, sul quale il prodotto deve ora modellarsi.

Incastro perfetto! Per arrivare a governare, aldilà della legge elettorale, giochi di coalizioni, etc. è fondamentale conquistare l’elettorato, il pubblico o, esprimendoci in linguaggio marketing, il target.

Il Marketing della Politica è definibile come l’insieme di attività che mira a influenzare la scelta di voto (acquisto) di un elettore (consumatore), riportando e parafrasando la celebre definizione di Marketing del docente Russell Winer.

Ignorare il proprio pubblico e portare avanti una campagna a testa bassa è il primo passo per fallire.

I numeri di successo della Poke e del suo Marketing

Numeri. Tutto purtroppo ruota intorno ai numeri che, nella loro possibile interpretazione, talvolta sono dati oggettivi inconfutabili.

È il caso della Poke e del successo assoluto del prodotto – e del Marketing che lo circonda –.

Ricordiamo il punto di partenza. Siamo nel 2017, l’Italia non si è qualificata ai Mondiali del 2018, ha approvato la nuova legge sul biotestamento e un nuovo prodotto ha bussato alla nostra porta.

Un ingresso – giustamente – in sordina per la poke, ma i numeri del successo sono stati in breve tempo chiari ed inequivocabili.

In soli 3 anni, dal 2017 al 2020, il mercato delle pokerie ha superato i 50 milioni di euro e, nel 2021, i dati riportano un +14% rispetto all’anno precedente e una quota vicina ai 100 milioni di fatturato. Le aspettative per i prossimi anni sembrano più che rosee e gli investimenti delle catene sempre più ingenti.

Ma perché tutto ciò?

Elettore, cittadino o consumatore

Come tanti supereroi dalla doppia identità, anche il cittadino ha le sue. Il cittadino è consumatore, ma anche elettore. Ci sono delle differenze.

Da consumatore, qual è il primo elemento che valuti quando acquisti un prodotto o servizio?

Giochiamo a carte scoperte, è il prezzo. Siamo i migliori cercatori di offerte al supermercato, di promozioni uniche delle quali approfittare e del Black Friday per cercare il colpaccio della propria vita.

Per cui, normalmente, chi si occupa di Marketing deve bilanciare la qualità che propone con il prezzo che offre.

Difficilmente il prodotto o servizio migliore sarà quello con il prezzo più basso.

Quando, invece, il cittadino diviene elettore, il vincolo del prezzo viene meno per cui si può, ipoteticamente, giocare al rialzo fino all’infinito. Il Ponte sullo Stretto di Messina docet.

Si perde una leva (le 4P del Marketing), ma anche un limite per chi svolge questo lavoro.

Pertanto, la grande differenza tra il consumatore e l’elettore è legata ai limiti. Il consumatore avrà sempre un contrappeso col prezzo, l’elettore l’unico contrappeso che ha, di fronte alla propaganda, è la sua cultura e conoscenza della realtà.

Cambia il momento dell’aspettativa. Il consumatore genera aspettative quando colpito dalla campagna promozionale, l’elettore genera aspettative prima della propaganda, nella quale si aspetta di ritrovare riscontro.

Il politico preparato sa quindi dove colpire.

Il Politico che fa Marketing

Il politico che fa Marketing, da cui Marketing della Politica, porrà al centro delle attività operative qualcosa di diverso rispetto all’addetto Marketing di un’azienda.

Parliamo di consumatore-elettore. Quando seguo un’azienda, il fulcro della mia attività è sulla proposta commerciale da elaborare, in funzione del pubblico dell’attività.

Un politico, invece, sposta il fulcro sull’elettore che vuole colpire, in base al quale le sue proposte saranno più o meno calzanti.

L’azienda che produce abbigliamento sciistico dovrà colpire dei possibili fruitori, non può andare a caso. Il politico ha molto più margine di libertà.

Concetti come la “famiglia tradizionale”, per esempio, sono una proposta ideale per colpire persone di generazioni passate, tipicamente di diversa cultura e forte matrice religiosa. Ho individuato l’elettore e la proposta ne è una conseguenza.

Si inverte l’ordine. Scelgo un segmento scoperto e lo colpisco con la propaganda che, nel Marketing della politica, corrisponde al prodotto stesso.

Rispondere alle aspettative dell’elettorato è fondamentale e, tendenzialmente, ogni segmento di elettorato ha ideologie già predeterminate e difficilmente modificabili.

Riflessioni sulle Elezioni 2022: Marketing della Politica

Contestualizziamo, senza entrare troppo nel merito per ovvie ragioni, quanto accaduto nelle Elezioni 2022.

Chi ha svolto azioni di Marketing estremamente mirato sul suo elettorato è stato indubbiamente il centro destra. Le proposte, apprezzabili o meno, sono calzanti al proprio elettorato.

L’errore che ho, invece, constatato è stato quello di altri Partiti di poggiare la propria propaganda come contrasto ad altri Partiti, dimenticando che il proprio elettorato sia meno reattivo agli slogan e più proteso a soluzioni elaborate.

Il bianco o nero è un boomerang che ti costringe ad escludere tutto l’elettorato moderato e perdere una fetta di voti importanti.

Passaggio fondamentale, però, è stato l’impiego dei Social Media. Un salto non indifferente anche per politici che mai prima avevano azzardato questa strada.

Monopolio assoluto, in termini di numeri, di Silvio Berlusconi e dei suoi tiktok, ma occhio al principio di viralità che è abbastanza nuovo allo scenario politico. Occhio però, alte interazioni non si correlano direttamente ad alti voti.

Il ruolo dei Social Media nel Marketing della Politica

Ruolo preponderante, come anticipato, lo hanno avuto proprio i Social Media. Si tratta di strumenti utilissimi per colpire un pubblico e, spesso, non avere contraddittorio.

Andiamo con ordine.

Il primo a cavalcare platealmente questi nuovi canali fu Donald Trump, nella sua celebre campagna che lo portò alla Casa Bianca, quando sbancò letteralmente Twitter da cui poi fu, successivamente, bannato.

I numeri sono inequivocabili ed in Italia si è seguita questa nuova tendenza. I dati sulle interazioni dei leader politici nel 2022 sono piuttosto interessanti, ti consiglio di approfondirli.

Non condivido, però, l’opinione comune che i Social Media siano pensati come strumenti per raggiungere i giovani. Sì su tiktok, non sugli altri.

L’età media su Facebook è molto elevata, oltre metà degli utenti supera i 35 anni. In aggiunta, questi canali, consentono di arrivare agevolmente all’elettorato scelto e di gestirlo senza un vero confronto con altri, cancellando i commenti poco graditi e bannando gli utenti contrari.

Un rovescio della medaglia dei social che, però, risulta estremamente utile dal punto di vista propagandistico.

In sintesi, il successo di un politico è nello studio del suo consumatore-elettore e nel fornire un’azione promozionale più vicina possibile alle sue aspettative e speranze. Lavorare con una metodologia verticale, dall’elettore alla proposta, adottando tecniche e principi di Marketing, è la chiave per il successo nella propria attività politica.

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